A Blog Full of People
Henry Wolf
mercoledì 14 settembre 2016
martedì 30 ottobre 2012
Nulla mi lega a nulla
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un'angoscia di fame di carne
quel che non so cosa sia -
definitamente l'indefinito...
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c'è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
Perfino i miei eserciti sognati sono stati sconfitti.
Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi nell'essere sognati.
Perfino la vita solo desiderata mi stanca; perfino questa vita...
Comprendo a intervalli sconnessi;
scrivo a intervalli di stanchezza;
e perfino un tedio del tedio mi getta sulla spiaggia.
Non so quale destino o futuro compete alla mia angoscia disalberata;
non so quali isole del Sud impossibile mi aspettano naufrago;
o quali palmeti di letteratura mi daranno almeno un verso.
No, non so né questo né altro né niente...
E in fondo al mio spirito, dove sogno quel che sognai,
nelle estreme pianure dell'anima, ove ricordo senza motivo
(il passato è una nebbia naturale di lacrime false),
nelle strade, nei sentieri di remote foreste
ove ho supposto il mio essere,
fuggono in rotta, ultimi resti
dell'illusione finale,
i miei sognati eserciti, sconfitti senza essere esistiti,
le mie coorti ancora da esistere, sgominate in Dio.
~ Fernando Pessoa ~
domenica 10 giugno 2012
Una Pinta d'Inchiostro Irlandese
Mi misi in bocca la quantità di pane che bastava per tre minuti di masticazione, poi ritrassi le mie facoltà di percezione sensoriale e mi ritirai nell'intimità della mia mente, mentre i miei occhi e il mio viso assumevano un'espressione vuota e preoccupata. Tema delle mie riflessioni: le mie attività letterarie, a cui dedicavo le mie ore libere. L'idea che un libro dovesse avere un solo inizio e una sola fine, non mi convinceva. Un buon libro poteva avere tre inizi completamente diversi, collegati tra di loro soltanto nela prescienza dell'autore, e finire, se necessario, in trecento maniere diverse.
~ Flann O'Brien ~
~ Flann O'Brien ~
giovedì 7 giugno 2012
Amanda Paris
La mente di Renata si era fermata in qualche luogo lontano dal caos della metropoli, dai fumi delle ciminiere e dalla pioggia battente, in equilibrio su un filo d’acciaio teso tra la Torre Eiffel e Place de la Concorde, senza paura di cadere, senza paura di schiantarsi sul traffico parigino sfavillante di paillettes e chiffon.
Un sorriso le sfiorò il viso, socchiuse gli occhi per mettere a fuoco la sua miserabile felicità. Alberto non faceva parte di quella felicità, lui era semplicemente un passatempo.
Per Alberto, invece, Renata era tutto.
Era da tanto che sognava di fare un viaggio con lei, e per giunta a Parigi.
La vide assorta e restò in disparte osservandola, come si osserva un quadro, da lontano per meglio ammirarne le sfumature dei colori, per carpire il moto infinito delle linee d’ombra.
Adorava il viso di lei, i suoi lineamenti morbidi e angelici, quei lunghi silenzi in cui immaginava le frasi d’amore che forse un giorno avrebbe detto per lui, momenti di placida assenza, in attesa che la voce di lei spezzasse il silenzio.
Renata finì di fumare, si voltò per spegnere la cicca nel posacenere e finalmente lo vide sulla soglia della porta della cucina, irritata e cinica, gli disse:
— È molto che stai lì impalato come un cretino a spiarmi?
— Scusami, non ti stavo spiando, mi piaceva osservarti, avevi un’aria così serena…
— Proprio perché avevo un’aria così serena hai pensato bene di venire a rompermi le palle?! Ma un momento di respiro non me lo lasci mai?
— Scusami, mia cara. Torno a letto.
— Scusami, mia cara, — scimmiottò con un acido farsetto, — sai dire soltanto cazzate di questo genere?
Renata gli voltò le spalle, ributtò le gambe sul tavolo e si accese un’altra sigaretta.
Alberto restò per un attimo interdetto, poi sorrise amaramente.
Si chinò su di lei e con un bacio la soffocò.
La soffocò vomitandole in gola tutte le parole d’amore che non aveva mai potuto dirle.
Infine, guardando gli occhi di lei che lentamente si affacciavano dalle orbite, le sussurrò, c’est la vie...mon amour...e continuò a soffocarla, dolcemente.
A me toccò eliminare il cadavere e duemila euro cash.
Copyright © 2011-2012 Salvatore Frasca – All rights reserved
Un sorriso le sfiorò il viso, socchiuse gli occhi per mettere a fuoco la sua miserabile felicità. Alberto non faceva parte di quella felicità, lui era semplicemente un passatempo.
Per Alberto, invece, Renata era tutto.
Era da tanto che sognava di fare un viaggio con lei, e per giunta a Parigi.
La vide assorta e restò in disparte osservandola, come si osserva un quadro, da lontano per meglio ammirarne le sfumature dei colori, per carpire il moto infinito delle linee d’ombra.
Adorava il viso di lei, i suoi lineamenti morbidi e angelici, quei lunghi silenzi in cui immaginava le frasi d’amore che forse un giorno avrebbe detto per lui, momenti di placida assenza, in attesa che la voce di lei spezzasse il silenzio.
Renata finì di fumare, si voltò per spegnere la cicca nel posacenere e finalmente lo vide sulla soglia della porta della cucina, irritata e cinica, gli disse:
— È molto che stai lì impalato come un cretino a spiarmi?
— Scusami, non ti stavo spiando, mi piaceva osservarti, avevi un’aria così serena…
— Proprio perché avevo un’aria così serena hai pensato bene di venire a rompermi le palle?! Ma un momento di respiro non me lo lasci mai?
— Scusami, mia cara. Torno a letto.
— Scusami, mia cara, — scimmiottò con un acido farsetto, — sai dire soltanto cazzate di questo genere?
Renata gli voltò le spalle, ributtò le gambe sul tavolo e si accese un’altra sigaretta.
Alberto restò per un attimo interdetto, poi sorrise amaramente.
Si chinò su di lei e con un bacio la soffocò.
La soffocò vomitandole in gola tutte le parole d’amore che non aveva mai potuto dirle.
Infine, guardando gli occhi di lei che lentamente si affacciavano dalle orbite, le sussurrò, c’est la vie...mon amour...e continuò a soffocarla, dolcemente.
A me toccò eliminare il cadavere e duemila euro cash.
Copyright © 2011-2012 Salvatore Frasca – All rights reserved
martedì 22 maggio 2012
La Notte
Ricordo una vecchia città, rossa di mura e turrita, arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo.
Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio
lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.
- Dino Campana -
Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee: sagome nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra il barbaglio
lontano di un canneto lontane forme ignude di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un vecchio: e a un tratto dal mezzo dell’acqua morta le zingare e un canto, da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso.
- Dino Campana -
sabato 19 maggio 2012
Urticante Memoria
Ci sono momenti che sfuggono ai sensi
non vedo, non sono visto,
mi eclisso.
Mi nascondo tra le ortiche delle rupi,
irritante, provocatorio
non rinuncio ad esistere.
Copyright © 2011-2012 Salvatore Frasca – All rights reserved
non vedo, non sono visto,
mi eclisso.
Mi nascondo tra le ortiche delle rupi,
irritante, provocatorio
non rinuncio ad esistere.
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mercoledì 9 maggio 2012
Una Vita Piena
Era una casa grande perché eravamo gente con progetti grandiosi. Il primo
era già lì, una sporgenza all'altezza del suo punto vita, una cosa dai
movimenti sinuosi, striscianti e contorti come un groviglio di serpi. Nelle
tranquille ore prima di mezzanotte appoggiavo il mio orecchio su quella zona e
sentivo un gocciolio come da una sorgente, dei risucchi e degli sciabordii.
~
John Fante ~
lunedì 7 maggio 2012
Le Meraviglie del Duemila
Il piccolo battello a vapore che fa il servizio postale una volta alla settimana, fra Nuova York, la più popolosa città degli Stati Uniti d'America settentrionale, e la piccola borgata dell'isola Nantucket, quella mattina era entrato nel piccolo porto con un solo passeggero. Accadeva spesso, durante l'autunno, terminata la stagione balneare, che rarissime persone approdassero a quell'isola, abitata solo da qualche migliaio di famiglie di pescatori che non s'occupavano d'altro che d'affondare le loro reti nei flutti dell'Atlantico.
"Signor Brandok", aveva gridato il pilota, quando il battello a vapore s'era ormeggiato al ponte di legno "siamo giunti."
Il passeggero, che durante la traversata era rimasto sempre seduto a prora senza scambiare una parola con nessuno, s'era alzato con una certa aria annoiata, che non era sfuggita né al pilota, né ai quattro marinai.
~ Emilio Salgari ~
Terra di Nessuno
Le luci della
città si stavano già addormentando con la musica del carosello e le
televisioni ruggivano polvere di stelle e le gambe gemelle delle Kessler, Alberto Lupo e il tenente Sheridan. Apparentemente era una serata come
tante, un sabato sera eccezionalmente comune e borghese, la fine oziosa e incandescente
di una giornata senza pretese né pretesti.
Un altro anonimo giorno da marcare verso la fine dell’anno, un altro anno che stava per morire segnato da disgrazie, calamità e guerre fratricide.
La baldoria cresceva di pari passo con le barricate nelle vie del centro, lacrimogeni e bestemmie. Gli italiani sorridevano, sghignazzavano, ridevano a crepapelle, non avevano tempo di pensare.
Nel frattempo, c’era qualcuno che guidava lentamente e aveva smesso di sorridere, perso nei meandri della propria tristezza senza confine, senza territorio.
La tristezza è terra di nessuno.
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Un altro anonimo giorno da marcare verso la fine dell’anno, un altro anno che stava per morire segnato da disgrazie, calamità e guerre fratricide.
La baldoria cresceva di pari passo con le barricate nelle vie del centro, lacrimogeni e bestemmie. Gli italiani sorridevano, sghignazzavano, ridevano a crepapelle, non avevano tempo di pensare.
Nel frattempo, c’era qualcuno che guidava lentamente e aveva smesso di sorridere, perso nei meandri della propria tristezza senza confine, senza territorio.
La tristezza è terra di nessuno.
domenica 6 maggio 2012
Il Profumo
Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla
grandezza, davanti all'orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a
parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è
fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano
resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al
cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto
dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore
degli uomini.
~ Patrick Suskind ~
~ Patrick Suskind ~
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